PREZZI DI TRASFERIMENTO: LE NOVITA’ APPORTATE DALLA MANOVRA CORRETTIVA 2017.


Tra le principali conseguenze della globalizzazione dell'economia si è registrata nell'ultimo ventennio una forte concentrazione, attraverso continue operazioni di merger and acquisition, dell’attività economica di produzione e commercio di beni e servizi in capo a gruppi multinazionali, spesso ormai sovranazionali.

Parallelamente, si è fortemente incrementata all’interno di tali strutture la funzione di pianificazione fiscale allo scopo di allocare i profitti realizzati nei diversi Paesi in cui il Gruppo opera minimizzando l’onere fiscale complessivo e utilizzando al massimo le opportunità offerte dalle differenti legislazioni fiscali.
Le suddette esigenze di pianificazione fiscale ottimale nell’ambito dei grandi gruppi economici entrano spesso in conflittualità con le aspettative di gettito fiscale degli Stati in cui gli stessi operano soprattutto, nei casi non infrequenti, di concorrenza fiscale tra diversi Paesi ed aree economiche.
Quanto sopra non è riferito esclusivamente ai Paesi Black list. Pure all’interno dei Paesi OCSE, la capacità di attrazione delle attività imprenditoriali passa anche attraverso piani di incentivazione di natura fiscale.
In un contesto competitivo globale come quello attuale ecco che il gruppo multinazionale può utilizzare lo strumento dei prezzi di trasferimento (vale a dire i prezzi praticati nelle transazioni tra società appartenenti al medesimo gruppo) allo scopo di spostare utili in Paesi a bassa tassazione.
Il problema è ben noto in sede OCSE (L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha sempre raccomandato agli Stati Membri di monitorare le politiche di transfer pricing elaborate dalle società multinazionali in quanto potenzialmente idonee a favorire fenomeni di erosione della base imponibile e di allocazione dei profitti in Paesi a bassa tassazione.
L’OCSE ha elaborato il cosiddetto progetto BEPS (base erosion and profit splitting) dove ha evidenziato le lacune ed i vuoti normativi esistenti nelle legislazioni locali e nei trattati contro le doppie imposizioni in vigore che non consentono di arginare in modo efficace l’allocazione arbitraria dei profitti da parte delle grandi concentrazione di Imprese Multinazionali.
Dopo una prima stesura e le successive implementazioni apportate a seguito delle osservazioni formulate dai Paesi interessati, l’OCSE ha elaborato una serie di raccomandazioni che si dovranno in norme da inserire a cura dei Paesi aderenti a modifica della attuali Convenzioni contro le doppie imposizioni e legislazioni locali.
Le suddette raccomandazioni sono state riportate in una Convenzione multilaterale sottoscritta, in data 7/6/2017, da oltre settanta Paesi tra cui l’Italia (Multilateral Convention to Implement Tax Treaty Related Measures to Prevent Base Erosion and Profit Shifting-MLI) che consente di apportare ai Trattati bilaterali contro le doppie imposizioni le necessarie modificazioni in modo rapido senza ricorrere a lunghe e dispendiose trattative multilaterali. E’ stata, inoltre, introdotta una procedura di arbitrato obbligatoria e vincolante allo scopo di appianare le possibili controversie che potranno insorgere tra i Paesi aderenti.
E’ da sottolineare che, per quanto di interesse della presente trattazione, il progetto BEPS è imperniato sul principio di libera concorrenza (c.d.arm’s length principle) che implica la necessità di verificare che vi sia corrispondenza tra il prezzo praticato nelle operazioni commerciali tra imprese associate e quello che sarebbe pattuito tra imprese indipendenti, in condizioni similari, sul libero mercato. In buona sostanza, i soggetti appartenenti al medesimo gruppo internazionale devono allocare il reddito, derivante da transazioni infragruppo, in conformità a quanto si rinviene tra soggetti terzi indipendenti, con la conseguente necessità di individuare transazioni comparabili intercorse con o tra soggetti terzi indipendenti.
Allo scopo di tener conto del dibattito internazionale in materia e delle conclusioni raggiunte in ambito OCSE anche l’Italia ha deciso di adeguare la propria legislazione nazionale. 
A tal fine, nell’ambito della manovra correttiva 2017, l’art. 59 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, convertito in Legge 21 giugno 2017, n. 96, ha apportato due significative modifiche nella disciplina dei prezzi di trasferimento tra Società appartenenti al medesimo gruppo societario.
La prima, di natura sostanziale, si è concretizzata attraverso la modifica dell’art. 110, comma 7 del T.U.I.R. introducendo il principio della libera concorrenza (arm’s length principle) in luogo del “valore normale”.
La seconda, a carattere procedurale, ha introdotto nel D.P.R. n. 600/73, il nuovo art. 31-quater al fine di ampliare le ipotesi di variazioni in diminuzione derivanti dall’applicazione del citato principio della libera concorrenza.
Prima della summenzionata riforma l’art. 110, comma 7 del T.U.I.R. disponeva che:” I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono valutati in base al valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti, determinato a norma del comma 2, se ne deriva aumento del reddito; la stessa disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito, ma soltanto in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle speciali «procedure amichevoli» previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi. La presente disposizione si applica anche per i beni ceduti e i servizi prestati da società non residenti nel territorio dello Stato per conto delle quali l'impresa esplica attività di vendita e collocamento di materie prime o merci o di fabbricazione o lavorazione di prodotti.”

Il comma 2 rinviava all’art. 9 del T.U.I.R. per la qualificazione della nozione di valore normale inteso quale il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. L’art. 9 specifica, poi, che per la determinazione del valore normale, si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso.
Il nuovo art. 110, comma 7 dispone ora che:” I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono determinati con riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili, se ne deriva un aumento del reddito. La medesima disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito, secondo le modalità e alle condizioni di cui all'articolo 31-quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, possono essere determinate, sulla base delle migliori pratiche internazionali, le linee guida per l'applicazione del presente comma.”
La novella legislativa comporta un esplicito richiamo del principio di libera concorrenza delineato in sede OCSE in conformità a quanto previsto in ambito internazionale dall’art. 9 del relativo Modello di Convenzione il quale riguarda l’imposizione degli utili delle imprese.
Le motivazioni per cui l’OCSE ha sposato il suddetto principio quantomeno sotto il profilo teorico sono le seguenti:
- fornisce l’approssimazione più esatta possibile del funzionamento del libero mercato nel caso di trasferimento di beni o di prestazione di servizi tra imprese associate;
- determina, anche se non sempre risulta di facile applicazione, livelli di reddito appropriati per le imprese di un gruppo multinazionale, accettabili per le Amministrazioni fiscali.
Il criterio del valore normale non era di facile applicazione alle controversie internazionali in quanto i criteri per la sua concreta determinazione rinviavano a parametri rilevanti in ambito domestico (listini/tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, mercuriali e listini delle camere di commercio e tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso).
La finalità della statuizione del principio di libera concorrenza è quella di garantire che il prezzo praticato e le condizioni stabilite in transazioni tra soggetti collegati siano le medesime previste nei rapporti tra soggetti terzi indipendenti.
Diventa, a questo punto, di fondamentale importanza, procedere all’individuazione di transazioni comparabili intercorse con o tra soggetti terzi indipendenti.
Al fine di verificare che il prezzo praticato e le condizioni stabilite in transazioni tra soggetti collegati siano le medesime previste nei rapporti tra soggetti terzi indipendenti è necessario individuare transazioni comparabili intercorse con o tra questi ultimi.
Nello specifico, due o più transazioni sono tra loro comparabili qualora sussistano le seguenti condizioni:
- nessuna delle differenze tra le situazioni oggetto di comparazione può oggettivamente incidere sulla condizione da esaminare dal punto di vista del metodo utilizzato;
- correzioni economicamente accettabili possono essere effettuate al fine di eliminare le conseguenze dovute a tali differenze.
E’ necessario porre in essere una vera e propria analisi di comparabilità.
“L’analisi di comparabilità inizia con lo studio della società oggetto di analisi, in particolare della sua struttura operativa, del settore di riferimento nel quale opera, analizzando i fattori economici, competitivi e regolamentari che influenzano il contribuente” (Piergiorgio Valente, Transfer pricing: criteri di compatibilità e analisi di benchmark. Fiscalità e commercio internazionale n. 6/2013).
In secondo luogo, si dovranno, poi, individuare le transazioni che saranno oggetto di verifica e, se esistenti, le analoghe transazioni poste in essere con terzi.
Per valutare se le transazioni sono fra loro comparabili, è necessario far riferimento ai cinque fattori di comparabilità individuati dalle Linee guida elaborate dall’OCSE in materia di prezzi di trasferimento.
I cinque fattori di comparabilità sono i seguenti:
1. Le condizioni contrattuali delle operazioni. L’OCSE individua l’importanza di andare ad approfondire le relazioni commerciali o finanziarie che presiedono alla transazione posta in essere tra le parti. Se le transazioni tra le imprese del gruppo sono state formalizzate per iscritto, si potranno desumere elementi di rilevante utilità quali la divisione delle responsabilità, gli obblighi e i diritti, l’assunzione di determinati rischi e gli accordi sul prezzo;
2. Analisi funzionale con identificazione delle attività svolte, dei beni utilizzati e dei rischi assunti dalle imprese che effettuano la transazione. In particolare dovranno essere prese in considerazione tutte le attività rilevanti sotto il profilo economico della creazione di valore da parte del gruppo nel suo complesso con individuazione del contributo apportato da ciascuna specifica realtà e con focalizzazione sulle strategie di business congiuntamente intraprese. I beni utilizzati rilevano sotto il profilo della loro tipologia (impianti, macchinari, attrezzature piuttosto che intangibles) e della loro natura (vita utile residua, valore di mercato, ubicazione, per i beni immateriali possibilità di tutelare i diritti di sfruttamento). Di fondamentale importanza e poi l’identificazione dei rischi in quanto, almeno in linea di massima, a maggiori rischi dovrebbero corrispondere maggiori rendimenti attesi; 
3. Le caratteristiche dei beni ceduti o dei servizi prestati. Si parte dall’assunto che il valore che un bene e un servizio assumono nel libero mercato sia determinato almeno in parte dalle loro caratteristiche tipiche. Le caratteristiche da prendere in considerazione differiscono a seconda della tipologia del bene/servizio scambiato. Per un bene materiale rileveranno le caratteristiche fisiche del bene, la sua qualità e la sua affidabilità, la sua disponibilità e reperibilità sul mercato e il volume delle forniture; per una prestazione di servizi, si deve far riferimento all’effettività, natura, scopo ed estensione dei servizi resi; nel caso di beni immateriali, rileveranno la tipologia della transazione avuto riguardo allo specifico rapporto giuridico posto in essere tra le parti (contratto di concessione di licenza o vendita), il tipo del bene (brevetto, marchi o know-how), la durata e il livello di protezione legale, nonché i vantaggi attesi dall’utilizzo;
4. Circostanze economiche che caratterizzano il mercato in cui si svolge la transazione. Si parte dall’assunto che i prezzi in regime di libera concorrenza possono variare in diversi mercati anche per transazioni riguardanti gli stessi beni o servizi. Ciò significa che i mercati nei quali operano le imprese associate o indipendenti le cui transazioni vengono comparate devono essere sufficientemente omogenei e deve essere possibile, in relazione alle differenze riscontrate, apportare le opportune rettifiche ai prezzi che vengono comparati fra di loro.  La comparabilità dei mercati, secondo l’OCSE, rileva sotto i seguenti profili: la localizzazione geografica, l’ampiezza, il grado di concorrenza e le relative posizioni concorrenziali dei competitors, la disponibilità e i rischi di beni e servizi sostitutivi, i livelli dell’offerta e della domanda, la regolamentazioni amministrative, i costi di produzione, i costi di trasporto, lo stadio di commercializzazione (ingrosso o dettaglio), la data e la durata delle transazioni ecc.. E’ importante effettuare l’analisi dei cicli economico e settoriale di prodotto che potrebbe giustificare anche l’uso di dati relativi a più anni. In alcuni casi l’analisi di comparabilità può estendersi a più Paesi;
5. Strategie imprenditoriali perseguite dalle imprese che effettuano la transazione. Le strategie imprenditoriali assumono rilievo per l’individuazione degli elementi salienti della transazione ed, in ultima istanza, per determinare la comparabilità delle transazioni esaminate per la definizione della congruità dei prezzi di trasferimento. Quindi sarà necessario individuare le specifiche strategie di mercato adottate dalle imprese associate rispetto a quelle indipendenti in termini di innovazione, sviluppo e lancio di nuovi prodotti, il grado di diversificazione, l’avversione ovvero la tendenza ad assumere rischi, la valutazione dei cambiamenti politici, il quadro politico ed economico in cui il gruppo opera (normativa in materia di diritto del lavoro, sicurezza, ambiente, privacy ecc.). Vanno anche tenute in debita considerazione anche le strategie di penetrazione nel mercato quali, ad esempio, politiche di prezzi aggressive al fine di sottrarre quote ai concorrenti. 
Allo scopo di dare concreta attuazione alla nuova disposizione, l’ultimo periodo del comma 7 dell’art. 110 del T.U.I.R. dà facoltà al Ministero dell’Economia e delle Finanze di determinare, con un decreto, le linee guida per l’applicazione del principio di libera concorrenza ai prezzi di trasferimento sulla base delle migliori pratiche internazionali.
A tal proposito evidenziamo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica in materia di prezzi di trasferimento, relativamente all’attuazione delle disposizioni previste dall’articolo 110, comma 7 del TUIR e dall’articolo 31-quater del D.P.R. n. 600 del 1973.
Tra i documenti oggetto di valutazione, osservazioni e suggerimenti da parte di tutti i potenziali soggetti interessati, vi è anche la bozza del decreto attuativo sopra citato.
Ritorneremo sull’argomento in un successivo intervento.
****************************************************************************************************************
Veniamo ora a trattare le modifiche introdotte con riferimento al riconoscimento delle variazioni in diminuzione.
Secondo il precedente testo dell’art. 110, comma 7, del T.U.I.R. le variazioni del reddito in diminuzione per le operazioni di transfer pricing potevano avvenire solo nell’ambito delle procedure amichevoli previste ai sensi delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni.
Con l’art.59 della Manovra correttiva 2017, la disposizione è stata espunta dall’art 110 ed è stata introdotta una nuova norma procedurale nel D.P.R. n. 600/1973, l’art. 31-quater, che dispone quanto segue:” La rettifica in diminuzione del reddito di cui all'articolo 110, comma 7, secondo periodo, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, può essere riconosciuta:
a) in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle procedure amichevoli previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi o dalla Convenzione relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate, con atto finale e dichiarazioni, fatta a Bruxelles il 23 luglio 1990, resa esecutiva con legge 22 marzo 1993, n. 99;
b) a conclusione dei controlli effettuati nell'ambito di attività di cooperazione internazionale i cui esiti siano condivisi dagli Stati partecipanti;
c) a seguito di istanza da parte del contribuente da presentarsi secondo le modalità e i termini previsti con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, a fronte di una rettifica in aumento definitiva e conforme al principio di libera concorrenza effettuata da uno Stato con il quale è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sui redditi che consenta un adeguato scambio di informazioni. Resta ferma, in ogni caso, la facoltà per il contribuente di richiedere l'attivazione delle procedure amichevoli di cui alla lettera a), ove ne ricorrano i presupposti.”
La prima ipotesi prevista dalla lettera a) viene confermata con l’aggiunta del riferimento alla Convenzione relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate del 23/7/90, resa esecutiva con legge 22 marzo 1993, n. 99 che, comunque, era già applicabile al caso di specie. 
Col fine dichiarato di accelerare le procedure di riconoscimento delle variazioni in diminuzione, l’art. 31-quater del D.P.R. n. 600/1973 disciplina due nuove ipotesi in cui le suddette variazioni possono essere fatte valere e, per la precisione:
• lett.b) riconoscimento a seguito della conclusione dei controlli effettuati nell'ambito di attività di cooperazione internazionale i cui esiti siano condivisi dagli Stati partecipanti;
• lett. c) a seguito di istanza da parte del contribuente da presentarsi secondo le modalità e i termini previsti con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, a fronte di una rettifica in aumento definitiva e conforme al principio di libera concorrenza effettuata da uno Stato con il quale è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sui redditi che consenta un adeguato scambio di informazioni.
L’ultimo periodo della lett. c) dell’art. 31-quater fa salva “la facoltà per il contribuente di richiedere l’attivazione delle procedure amichevoli di cui alla lett. a), ove ne ricorrano i presupposti”. 
Come sopra accennato, lo scopo che si è proposto il legislatore nell’introdurre il nuovo art. 31-quater e quello di eliminare il ricorso obbligatorio alle procedure amichevoli che richiedono, in genere, tempi assai lunghi di definizione anche in ragione del fatto che non è previsto un termine entro il quale devono essere concluse. 
Trattandosi di norma avente natura procedurale e nulla essendo previsto con riferimento alla sua entrata in vigore, si deve ritenere sia applicabile anche per il passato. 
I termini e delle modalità di presentazione dell’istanza saranno definiti da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Con Audizione del Direttore dell’Agenzia delle entrate tenutasi dinanzi alle Commissioni riunite Bilancio della Camera e del Senato in data 4 maggio 2017, è stato rilevato che, nonostante la necessaria emanazione di un Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, la norma ha già definito con chiarezza le condizioni richieste per l’accoglimento dell’istanza.
Nello specifico, al contribuente potrà essere riconosciuto il diritto alla rettifica in diminuzione in relazione ad una rettifica in aumento 1) definitiva, 2) operata in base al principio della libera concorrenza e 3) effettuata da uno Stato con il quale sia in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni che preveda un adeguato scambio di informazioni.
Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è stata pubblicata la bozza del Provvedimento in questione che in sintesi prevede quanto segue:
• Accesso alla procedura: presentazione istanza all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali dell’Agenzia delle entrate, Via Cristoforo Colombo, 426 c/d, Roma;
• Modalità di presentazione dell’istanza da redigersi in carta libera: a) raccomandata con avviso di ricevimento, b) presentazione diretta allo sportello, c) invio per posta elettronica certificata all’indirizzo: dc.acc.accordi@pec.agenziaentrate.it.;
• Contenuto dell’istanza: la denominazione dell'impresa, la sede legale o il domicilio fiscale, se diverso dalla sede legale, il codice fiscale e/o la partita IVA, l’indirizzo di posta elettronica, ordinaria e certificata ed, eventualmente, l’indicazione del domiciliatario nazionale per la procedura, diverso dall’impresa, presso il quale si richiede di inoltrare le comunicazioni attinenti alla procedura. L’indirizzo della stabile organizzazione nel territorio dello Stato, qualora presentata da impresa non residente, ed eventualmente il domiciliatario nazionale per la procedura. Chiara individuazione dell'oggetto, ossia la richiesta di eliminazione della doppia imposizione generata da una rettifica in aumento, definitiva e conforme al principio di libera concorrenza, effettuata dall’autorità fiscale dello Stato estero con il quale è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sui redditi;
• Documentazione da allegare all’istanza atta a comprovare il possesso dei requisiti previsti dalla lettera c), comma 1 dell’art. 31 quater del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600: 1) copia degli atti impositivi dai quali scaturisce la rettifica in aumento, emessi dall’autorità fiscale estera, con annessa traduzione di cortesia in lingua italiana o, in alternativa, in lingua inglese. E’ fatta salva la facoltà da parte dell’Ufficio di richiedere una traduzione giurata in italiano dei suddetti atti, ove sia ritenuto opportuno, 2) tutti gli elementi di diritto e di fatto che consentano di valutare che la rettifica in aumento, effettuata nel Paese estero, sia conforme al principio di libera concorrenza, 3) certificazione rilasciata da parte dell’autorità fiscale estera dalla quale risulti la definitività della rettifica in aumento effettuata;
• Sottoscrizione dell’istanza: l’istanza va sottoscritta da parte del legale rappresentante dell’impresa o da altra persona munita dei poteri di rappresentanza;
• Ammissibilità dell’istanza: l’istanza è dichiarata ammissibile entro trenta giorni dal suo ricevimento qualora sia completa con riferimento al contenuto richiesto, con comunicazione inviata dall’Ufficio al soggetto istante. In caso di contenuto incompleto, l’Ufficio comunica al soggetto istante l’improcedibilità e concede un termine pari a 30 giorni per integrare l’istanza. L’istanza è dichiarata inammissibile quando siano mancanti gli elementi che ne costituiscono il contenuto obbligatorio, quando il soggetto istante non provveda entro il termine 30 giorni a integrare l’istanza ovvero quando la documentazione integrativa prodotta entro il medesimo termine sia ritenuta non idonea ad integrare gli elementi richiesti. L’Ufficio, nell’ambito dell’istruttoria, valuta se la rettifica è stata effettuata da uno Stato con il quale è in vigore una Convenzione per evitare le doppie imposizioni che consenta un adeguato scambio di informazioni;
• Svolgimento del procedimento: L’Ufficio, ultimata l’attività istruttoria, procede all’esame dell’istanza e della relativa documentazione e, al fine di verificare la completezza delle informazioni fornite e di formulare eventuale richiesta di ulteriore documentazione, può invitare l’impresa a comparire per mezzo del legale rappresentante ovvero di un procuratore. Di tale attività, svolta in contraddittorio, è redatto processo verbale, copia del quale è rilasciata al soggetto istante. Il procedimento si conclude entro 180 giorni dal ricevimento dell’istanza. L’Ufficio, ove necessario, potrà richiedere l’attivazione degli strumenti di cooperazione internazionale tra amministrazioni fiscali; in tali casi, il termine di conclusione della procedura di 180 giorni deve intendersi sospeso per un periodo di tempo pari a quello necessario per l’ottenimento delle informazioni richieste all’Amministrazione fiscale del Paese a cui si è chiesta la collaborazione. Al termine dell’istruttoria, la procedura si conclude con l’emissione di un atto motivato di accoglimento o di rigetto da parte dell’Ufficio. In caso di accoglimento, l’Ufficio comunica all’Autorità fiscale dello Stato estero la rettifica in diminuzione riconosciuta. La procedura si perfeziona con un provvedimento del Direttore dell’Agenzia che dispone il rimborso dell’imposta calcolata sull’imponibile corrispondente alla rettifica effettuata a titolo definitivo nell’altro Stato e ne dà comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate che espleta tutte le formalità necessarie ad erogare il rimborso;
• Estinzione del procedimento: rappresenta causa di estinzione del procedimento volto all’emissione dell’atto di cui al presente provvedimento, la mancata produzione, senza giustificato motivo, entro il termine comunicato all’atto della richiesta o del diverso termine eventualmente concordato con l’Ufficio, della documentazione e/o dei chiarimenti necessari ai fini della prosecuzione dell’istruttoria. La procedura può essere altresì estinta in caso di sopravvenuta conoscenza, da parte dell’Ufficio, di elementi e notizie relativi a fatti e circostanze che fanno venir meno il rapporto di trasparenza, fiducia e collaborazione che è alla base dell’istituto disciplinato dal presente provvedimento;
• Rapporti con le procedure amichevoli: Con riferimento alle rettifiche in aumento definitive operate all’estero, generatrici di doppia imposizione e da cui trae origine l’istanza, resta ferma, in caso di rigetto, la facoltà per il contribuente di richiedere l’attivazione delle procedure amichevoli previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi o dalla Convenzione relativa all’eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate, con atto finale e dichiarazioni, fatta a Bruxelles il 23 luglio 1990, resa esecutiva con legge 22 marzo 1993, n. 99.